Il CV di Eugenio

Chi di voi abbia visto e soprattutto assaggiato i piatti di Eugenio si sarà accorto della qualità e della bravura di questo giovane chef.

Se vi state domandando l’iter che ha seguito per poter raggiungere questi risultati, sappiate che Eugenio ha effettuato il proprio apprendistato in Liguria presso ristoranti stellati, per poi trasferirsi in Sicilia, dove ha incontrato lo chef Alberto Rizzo dell’Osteria dei Vespri di Palermo, che ha contribuito notevolmente alla sua crescita. Lo ha aiutato a prendere consapevolezza di cosa voglia dire fare le cose per bene, dell’importanza e del rispetto per la materia prima, gli ha insegnato a mettere il gusto prima di ogni altra cosa, rimanendo legato a lui anche da una profonda amicizia personale. Il motivo è comprensibile: lo ha educato ad una cultura più alta rispetto quello che possono essere semplicemente cucina o vini, insegnandogli l’arte dell’ospitalità e del far star bene gli ospiti seduti a tavola. Senza i suoi insegnamenti probabilmente non avrebbe avuto la spinta a vedere altre cose e a viaggiare.

Dopo un anno passato in Sicilia, trascorre l’anno e mezzo successivo in uno stellato tedesco, il Vau di Berlino con Kolja Kleeberg, dove entra in contatto con una realtà più complessa sia dal punto di vista numerico che organizzativo, passa da una dimensione familiare ad una dimensione di brigata vera e propria ed impara a focalizzarsi sulla perfezione di ogni singola preparazione.

Dopo la trasferta teutonica Eugenio torna ai Vespri ricoprendo il ruolo di Sous Chef e vi rimane per tre anni e mezzo. Si tratta della sua esperienza più lunga, dal momento che La Sicilia, con la propria cucina che si distingue per i sapori forti, gli permette di trovare la veridicità del gusto e lo fa innamorare di questa terra.

Non è solo la Sicilia a segnarlo però, visto che dopo si sposta in Toscana all’Arnolfo (un Relais Chateaux con due stelle Michelin), dove seguendo un fil rouge quasi involontario incontra un’interpretazione particolare della cucina toscana. Lo chef Gaetano Trovato, di origini siciliane ma formatosi in Francia, ha una delicatezza ed un’eleganza che sono state in grado di coniugare le due cucine per ottenere uno stile inarrivabile. Detto “l’architetto della cucina italiana” Trovato è infatti in grado di concepire ricette apparentemente semplici, ma dall’architettura complessa e da una filosofia personale molto forte.

Eugenio ha lavorato inoltre presso la Leggenda dei Frati con lo chef Filippo Saporito, esperienza che gli ha permesso di ritrovare un ambiente famigliare e un contatto forte con la natura – ricorda con piacere l’orto dove coltivavano ortaggi ed erbe aromatiche.

A Madonna di Campiglio, arriva come secondo chef dell’Alpen Suite Hotel, e lavora con lo chef Samuele Melani, un carissimo amico.

A San Cassiano Eugenio fa poi esperienza presso il Relais Chateaux Rosa Alpina, lavorando con lo chef Norbert Niederkofler  due stelle Michelin, presso il ristorante St. Hubertus. Viene colpito dalla dimensione e dall’organizzazione della brigata concepita in classico stile francese, diretta con il rigore germanico, e dal carisma di questo chef innamorato della montagna e degli elementi che la compongono.

Chiedo a Eugenio chi sia (se esiste) il suo modello e lui mi spiega che si ispira a tutti i grandi maestri che ha avuto durante il suo percorso professionale e umano. Tutti hanno formato in maniera eccelsa Eugenio che, arrivato alla decisione di prendersi la responsabilità di una cucina
propria, ha capito in maniera totalitaria cosa significhi impostare il lavoro, scegliere le persone e i fornitori, elaborare un menu proprio, farsi carico in poche parole di una bellissima responsabilità.

In tutto questo, vi starete chiedendo, dove Eugenio abbia incontrato Davide. Se non ve lo state domandando, beh… ve lo diciamo lo stesso!
Si sono conosciuto all’Arnolfo nel 2009 e da allora sono sempre rimasti in contatto. Insieme hanno organizzato un gemellaggio eno-gastronomico in Alsazia, dopodiché Eugenio è venuto a Milano in occasione di diversi eventi e da allora ha pensato che se avesse finalmente deciso di fare una cosa propria, avrebbe coinvolto Davide. Ciò che li ha uniti fin da subito è stato un buon feeling personale e professionale, che si è tramutato in una grande amicizia. Sono entrambi appassionati di vino e cibo a tal punto che, quando qualcuno chiede loro come facciano a lavorare un così grande numero di ore, rispondono: noi non lavoriamo ma ci divertiamo!

Perché quindi non divertirci tutti insieme in Enocratia? Vi aspettiamo!

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