I protagonisti dei colli mozzati

Giovedì scorso si è tenuta presso Enocratia la serata dedicata alla rievocazione della presa della Bastiglia, rivissuta attraverso i colli mozzati… delle bottiglie. E’ stata interessante non solo per osservare e capire la tecnica per “ghigliottinare” i vini d’annata (’58 e ’71 tra gli altri), ma anche perché erano presenti produttori eccellenti, con cui è stato bello fare due chiacchiere.

Di chi si tratta? Il primo si chiama Mario Pojer… mai sentito nominare? 🙂
Ci racconta innanzitutto come sia nata l’idea della serata. Era a casa e narrava di un’esperienza simile fatta con enologi e bottiglie “vecchie”. Cominciando a sciabolare i colli della collezione di bottiglie d’annata, avevano poi continuato con vini più giovani. L’idea dei colli è piaciuta ed ha iniziato a diffondersi, tanto da arrivare sino a Castel Toblino, dove però si sono cimentati con sciabola e magnum trento DOC, e sino ad amici di Bologna. L’evento si è infatti tenuto in contemporanea in diverse regioni d’Italia.
Mario Pojer è enologo e, insieme a Sandri, produttore di vini dal ’75.
La loro cantina comprende spumanti, vino fortificato, distillati di frutta e brandy.
In particolare parlo con lui degli aceti di frutta e più in generale del mercato dell’aceto, “rovinato” se vogliamo dal celeberrimo balsamico – tanto diffuso ma anche molto sfruttato.
L’ultimo nato è un aceto di Sorbo dell’uccellatore (pianta ornamentale di montagna). Altro aceto particolare è quello di corbezzoli, presentato in confezioni spray, dal momento che l’utilizzo avviene in dosi limitate.
Mentre si cimentava con i colli, sentivo che raccontava di brutte esperienze avute con bottiglie Magnum, così gli chiedo delucidazioni. Mi spiega quindi che per poter eseguire il taglio del collo, la bottiglia deve essere molto fredda, mentre il collo delle Magnum rimane fuori dal ghiaccio, non mantenendo la temperatura giusta per l’operazione. Ecco svelato un piccolo trucco!

Ma vedo passare Paolo Zanini dell’Azienda Agricola Redondel … fermiamolo e parliamo anche con lui!
Mi dice che per lui questa serata, durante la quale sono state aperte bottiglie con metodo spagnolo, significa condividere il proprio lavoro in maniera consapevole. Le bottiglie ghigliottinate che lo riguardano sono di annate in commercio, in particolare del 2006.
Quando gli chiedo quale sia il suo vino migliore, mi risponde con il detto “sarà quello dell’anno prossimo” ed iniziamo a filosofeggiare.
Mi spiega che la convivialità che c’e in Enocratia toglie la fatica fatta per produrre il proprio vino. Dice che ci vorrebbero tanti Davide, tante persone cioè con la sua voglia di fare per portare alla ribalta il lavoro dei vignaioli che continuano nonostante il momento difficile per tutti.
Paolo è trentino e mi spiega che essere trentini è bello, ma significa anche essere diversi. Le montagne, alte, danno protezione ma tolgono l’alba e la prospettiva. Questo si riflette nel carattere delle persone.
Se non lo avete ancora fatto, vi invito a leggere il (mi) manifesto scritto sul suo sito. Sono certa che vi emozionerà.

Incontro quindi il terzo protagonista della serata, il viticoltore artigiano Eugenio Rosi.
Eugenio produce cinque vini tra cui il Marzemino, una versione dolce di Esegesi Anisos (bianco vinificato in rosso) e Cabernet Franc. Ha effettuato molta sperimentazione, in un parco di una villa di Rovereto E’ partito da lì per poi trasferire la propria esperienza al resto delle vigne. E’ una persona molto forte, con le idee chiare ed il rispetto dell’ambiente e del territorio lo portano a non sprecare in alcun modo il prodotto della propria terra. Nato come enologo, stanco di essere distante dalle azioni quotidiane dell’agricoltura, affitta i terreni che ora lavora per dare inizio alla propria avventura.
Il vino a cui è più affezionato è appunto il Marzemino: un vino artigiano, non industriale, ma ben studiato.
Per lui il vino è questione di sfumature. La qualità deriva dalle emozioni che la bottiglia è in grado di trasmettere. Come definire un rapporto qualità-prezzo, se prima non si da una definizione di qualità?
Ognuno è libero di scegliere la bottiglia che più gli aggrada, ma non si può dire che siano tutte uguali.
Il vino che produce rappresenta la sua storia e ne va molto fiero.

E’ davvero un’emozione incontrare e parlare con queste persone, che per chi sia abituato a gente “di città” risultano vive e vere. Il mondo del vino è così, pieno di vita, di sapore, calore ed emozioni.
Ed Enocratia è il posto perfetto per venire a capire di persona di cosa stiamo parlando.

QUI trovate tutte le foto della serata.

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